Che faccino arrabbiato!
Consigli per far tornare la serenità

Gli attacchi di collera dei bambini possono mettere a dura prova anche i più pazienti dei genitori: da una parte ci si può spaventare di fronte a reazioni violente, soprattutto quando sono motivate da ragioni che appaiono “futili” agli occhi degli adulti; dall’altra ci si può sentire impotenti e faticare a contenere gli eccessi di collera, fino ad arrabbiarsi a propria volta.

La rabbia è un sentimento normale e basilare, quindi tra i primi che il bambino sperimenta: anche i più piccoli possono sentirsi estremamente frustrati per non riuscire, ad esempio, a coordinare i propri movimenti per spostarsi dove desiderano, o perché vengono privati di un giocattolo che aveva catturato la loro attenzione. I bambini più cresciuti, ad esempio dopo il secondo anno di età, possono invece lasciarsi andare a clamorose crisi di rabbia anche solo per attirare l’attenzione degli adulti o perché si vedono rifiutare un desiderio come andare al parco o continuare a giocare quando è ora della nanna. In tutti i casi, e a tutte le età, la manifestazione della rabbia è la comunicazione di un bisogno o di un sentimento che il bambino non riesce a esprimere in altro modo. Per questo motivo il genitore non dovrebbe reprimere la rabbia del figlio ma piuttosto lasciarla sfogare. Se non si riesce a calmare il bambino, magari con un abbraccio “contenitivo” che gli impedisca di fare male a sé stesso o agli altri durante la crisi di pianto rabbioso, può essere utile lasciare che si calmi da solo, in una stanza o un ambiente in cui non rischi di farsi male e dove possa sfogarsi su cuscini, materassini, peluche ecc.

Arrabbiarsi a propria volta, alzando eccessivamente la voce e arrivando magari alla sculacciata (anche se leggera) non è mai una buona scelta, perché incoraggia l’aggressività e la ribellione: l’esempio dei genitori è uno strumento educativo potentissimo, che può giocare a sfavore dell’adulto se questo non riesce a controllarsi e a guidare il figlio in una gestione serena della rabbia. Una buona opzione, soprattutto con i più piccoli, è piuttosto tentare di distrarre il bambino su altre attività o portandolo all’aperto, magari proponendogli di correre o di “scaricare l’adrenalina” con l’attività fisica. Se la crisi di pianto rabbioso avviene in pubblico, cercate prima di tutto un angolo più tranquillo e appartato per cercare di rasserenarlo; evitate di aumentare il suo disagio rimproverandolo davanti ad altre persone e facendolo vergognare del proprio comportamento: a volte i bambini sono i primi ad essere spaventati dalle proprie reazioni e dal forte sentimento che li scuote, senza che riescano a dargli un nome. Una volta che il bambino si è calmato, è bene rassicurarlo e garantirgli la nostra comprensione: esso stesso ha bisogno di comprendere le proprie emozioni, accettarle e, nel tempo, imparare a controllarle. Al genitore allora il compito di dare voce e verbalizzare situazioni che al piccolo appaiono confuse: “Capisco che sei arrabbiato e che avevi bisogno di sfogarti, adesso che sei più calmo perché non facciamo una passeggiata insieme?”.

Per aiutare il processo di acquisizione della consapevolezza delle proprie emozioni e per aiutare il bambino a trovare modi alternativi per esprimere la rabbia, potete invitarlo “a freddo” a disegnarequello che prova. Potete inoltre leggere o inventare voi stessi delle apposite favole i cui protagonisti riescono a gestire la propria collera imparando a controllarsi: il bambino potrà immedesimarsi nei personaggi, comprendere i loro sentimenti e imparare modi alternativi di incanalare e gestire la rabbia.