Formula o non formula?
Scegliere il latte dopo i 12 mesi

Che abbiate allattato al seno o con il latte in formula, arrivate ai 12 mesi del vostro piccolo immancabilmente vi porrete il dubbio su quale latte utilizzare dall’anno in poi. A questa età, infatti, l’intestino del bambino è pronto per ricevere e digerire il latte fresco vaccino, meglio se parzialmente scremato. In commercio però esiste il cosiddetto latte di crescita: latte artificiale (detto anche “in formula”) per bambini da 12 a 24 mesi ma anche dai 24 mesi in poi. Come scegliere?

La prima doverosa premessa è quella che è necessario, prima di prendere qualsiasi decisione, affidarvi all’opinione del vostro pediatra di fiducia: solo lui potrà chiarire appieno i vostri dubbi e illustrarvi nel dettaglio vantaggi e svantaggi delle varie opzioni disponibili. Nel frattempo, ecco di seguito un breve riepilogo redatto da Mama Natura®, che potrà darvi una panoramica generale di partenza per cominciare ad inquadrare le differenze tra le varie opzioni:

Se state ancora allattando al seno, la cosa migliore che potete fare è continuare conl’allattamento materno: il latte della mamma è l’unico in grado di modificarsi, anche nel breve termine, in base alle esigenze nutrizionali del bambino, ed è infatti raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute. A differenza di quello che si pensava fino a poco tempo fa, è stato dimostrato che il latte materno non perde assolutamente potenziale nutritivo dopo i 12 mesi o più, e continua a rappresentare un alimento completo. Questo, ovviamente, a patto che non solo la mamma sia d’accordo e a proprio agio nel continuare ad allattare… ma che lo sia anche il bambino! Può capitare infatti, anche prima del compimento dell’anno, che il bambino rifiuti il seno, anche se non ha mai avuto problemi “ad attaccarsi”, e preferisca il latte artificiale; la mamma non deve preoccuparsi o interpretare la novità come un rifiuto: potrebbe essere un cambiamento di gusti o magari voglia di maggiore indipendenza!

Il latte fresco vaccino ha scuramente un grosso vantaggio economico rispetto a quello in formula, ed è anche più facilmente reperibile. Inoltre, se il bambino non ha manifestato particolari reazioni ai formaggi, non è il caso di preoccuparsi per il rischio di allergie. Probabilmente il pediatra vi consiglierà di utilizzare il latte parzialmente scremato, meno grasso, e magari di aggiungere un paio di biscotti (a parte o direttamente sciolti nel latte), per “rinforzarne” un po’ l’apporto nutritivo.

Il latte in formula è appositamente studiato e calibrato sulle esigenze nutrizionali del bambino dai 12 mesi in su. Di base, si tratta sempre di latte vaccino, la cui composizione di nutrienti è modificata ad esempio con l’aggiunta di vitamine e sali minerali. C’è da dire però che, comunque, non tutti i bambini di 12 mesi o più sono uguali e hanno le medesime esigenze dal punto di vista nutritivo: molto cambia anche solo in base alla dieta e allo “stile di vita” (ci sono bambini più attivi e altri meno). Insomma, un latte appositamente studiato non è in grado di sostituire una dieta bilanciata e appropriata, calibrata sui gusti e sui bisogni specifici di ogni bambino, possibilmente suggerita dal pediatra.

Il “latte” di origine vegetale si rende necessario in caso di accertata intolleranza al lattosio o ad altre proteine del latte vaccino. Oramai sono facilmente reperibili e accessibili economicamente svariati tipi di latte: di soia, di kamut, di riso, di avena, di farro…. Chiedete sempre consiglio al vostro pediatra per orientare la vostra scelta e per informarvi sull’eventuale necessità di integrare la dieta di conseguenza.

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